La storia
Quando tutto ebbe inizio....
Di psicologia dello sport si è cominciato a parlare a partire dal 1898 quando l'approccio a tale nuova disciplina aveva già assunto i connotati di ricerca sperimentale: E’ di questo anno infatti lo studio di Norman Triplett, considerato convenzionalmente come il primo vero esperimento scientifico realizzato in psicologia dello sport. In questa indagine si analizzavano gli effetti della presenza di altri concorrenti sulla prestazione ciclistica – i ciclisti in gruppo aumentavano le loro prestazioni rispetto alle prove condotte singolarmente - (Davis, Huss e Becker, 1995). Questo esperimento è considerato anche uno dei precursori della psicologia sociale, quindi ha animato almeno due diversi settori della psicologia, ed è interessante notare che nasce dalla passione che Triplett aveva per il ciclismo e da sue osservazioni inizialmente quasi casuali!.
Successivamente rintracciamo negli anni ’20 le prime ricerche in materia, grazie al lavoro pionieristico di Coleman Griffith negli Stati Uniti, ricercatore dell'Univeristà dell'Illinois (tra il 1921 e il 1931 pubblicò 25 articoli sulla psicologia dello sport), dove condusse una serie di indagini e ricerche su una serie di fattori psicologici e sul loro effetto sulle performance sportive.
In Europa Robert Werner Schulte, presso l’Accademia Tedesca di Educazione Fisica, conduceva esperimenti di misurazione delle capacità fisiche e attitudinali nello sport; parimenti ricerche similari venivano svolte anche in Unione Sovietica, principalmente ad opera di Avksentii Puni (Cei, 2011).
La prima generazione - Negli anni trenta in Europa (questa volta dell'Ovest!) viene stilata la Carta della Riforma sportiva, e la psicologia si interessa sempre di più alle caratteristiche psicologiche dello sportivo in stato di salute, non riferite a stati di malattia o disagio. Parimenti, da correnti psicoanalitiche si sviluppa l'interesse per la diagnosi e l'analisi dei tratti di personalità e alle loro correlazioni con lo sport; tale indirizzo arriva anche oltre oceano, dove col passare degli anni le variabili psicologiche vengono studiate nelle loro interazioni con variabili ambientali, sociali, fisiche ecc. Lo scopo è predire le caratteristiche e le condizioni psicologiche e di personalità che possano favorire la nascita di atleti di alto livello.
Si ricercano dunque modelli cognitivi e comportamentali, utili a differenziare le caratteristiche degli atleti dagli altri uomini, le differenze sessuali nella pratica di uno sport, le peculiarità delle varie specialità e le differenze tra atleti di élite e dilettanti, tra praticanti sport individuali e di gruppo, la psicodiagnostica ovviamente riveste un'importanza primaria in questi studi.
In Europa Robert Werner Schulte, presso l’Accademia Tedesca di Educazione Fisica, conduceva esperimenti di misurazione delle capacità fisiche e attitudinali nello sport; parimenti ricerche similari venivano svolte anche in Unione Sovietica, principalmente ad opera di Avksentii Puni (Cei, 2011).
La prima generazione - Negli anni trenta in Europa (questa volta dell'Ovest!) viene stilata la Carta della Riforma sportiva, e la psicologia si interessa sempre di più alle caratteristiche psicologiche dello sportivo in stato di salute, non riferite a stati di malattia o disagio. Parimenti, da correnti psicoanalitiche si sviluppa l'interesse per la diagnosi e l'analisi dei tratti di personalità e alle loro correlazioni con lo sport; tale indirizzo arriva anche oltre oceano, dove col passare degli anni le variabili psicologiche vengono studiate nelle loro interazioni con variabili ambientali, sociali, fisiche ecc. Lo scopo è predire le caratteristiche e le condizioni psicologiche e di personalità che possano favorire la nascita di atleti di alto livello.
Si ricercano dunque modelli cognitivi e comportamentali, utili a differenziare le caratteristiche degli atleti dagli altri uomini, le differenze sessuali nella pratica di uno sport, le peculiarità delle varie specialità e le differenze tra atleti di élite e dilettanti, tra praticanti sport individuali e di gruppo, la psicodiagnostica ovviamente riveste un'importanza primaria in questi studi.
La seconda generazione – La maggioranza degli studiosi ritiene che la psicologia dello sport nasca realmente negli anni ’60 assumendo solo ora i connotati di una vera e propria disciplina specifica all’interno delle scienze delle attività motorie e sportive.
La preparazione psicologica vera e propria dell’atleta, infatti, ha cominciato ad essere presa in considerazione come problematica dai giochi Olimpici di Melbourne nel 1956, dove il successo o il fallimento di un atleta, date le condizioni che richiedevano una notevole resistenza alle frustrazioni di vario tipo, dipendevano soprattutto dalle sue condizioni psicologiche più che da quelle atletiche.
L’atleta, in questo periodo, inizia a non essere considerato solo rispetto alle sue qualità tecniche o fisiche, o psicologicamente nei suoi tratti caratteriali di personalità (come abbiamo visto) ma anche nelle dimensioni cognitive, affettive ed emozionali. L'interesse si spinge dunque adesso verso i sistemi di pensiero nella loro reciproca influenza con le emozioni degli atleti, e con le loro relazioni affettive; viene compresa l'importanza delle sfere relazionali dello sportivo (squadra, allenatore, società, famiglia, amici, ecc) e della loro qualità. Diviene chiaro infatti che senza una personalità armoniosamente equilibrata, un atleta, anche se ben addestrato ed allenato, può non raggiungere il massimo delle sue prestazioni in una situazione di elevato stress (Augusti, 1993).
La preparazione psicologica vera e propria dell’atleta, infatti, ha cominciato ad essere presa in considerazione come problematica dai giochi Olimpici di Melbourne nel 1956, dove il successo o il fallimento di un atleta, date le condizioni che richiedevano una notevole resistenza alle frustrazioni di vario tipo, dipendevano soprattutto dalle sue condizioni psicologiche più che da quelle atletiche.
L’atleta, in questo periodo, inizia a non essere considerato solo rispetto alle sue qualità tecniche o fisiche, o psicologicamente nei suoi tratti caratteriali di personalità (come abbiamo visto) ma anche nelle dimensioni cognitive, affettive ed emozionali. L'interesse si spinge dunque adesso verso i sistemi di pensiero nella loro reciproca influenza con le emozioni degli atleti, e con le loro relazioni affettive; viene compresa l'importanza delle sfere relazionali dello sportivo (squadra, allenatore, società, famiglia, amici, ecc) e della loro qualità. Diviene chiaro infatti che senza una personalità armoniosamente equilibrata, un atleta, anche se ben addestrato ed allenato, può non raggiungere il massimo delle sue prestazioni in una situazione di elevato stress (Augusti, 1993).
Un successivo passo avanti, universalmente riconosciuto e citato, nella direzione della diffusione della psicologia dello sport, si ebbe in Italia, precisamente a Roma, nel 1965: in quegli anni Ferruccio Antonelli, il francese Michel Bouet e gli spagnoli José-Maria Cagigal e José Ferrer-Hombravella durante un congresso di medicina della sport decisero di organizzare il primo congresso mondiale di psicologia dello sport. Poco meno di 500 psicologi portarono oltre 200 lavori; In tale occasione venne fondata la prima società internazionale di psicologia dello sport, l’Intemational Society of Sport Psychology -ISSP- (www.issponline.org), e Antonelli ne fu eletto presidente (Cei, 2011). L'ISSP pubblicherà poi la prima rivista specifica del settore, il “International Journal of Sport Psychology”. Da quel momento nasceranno varie altre associazioni, una ventina in Europa, settanta nel mondo, tutte dedite alla psicologia dello sport. E' del 1969 la nascita della FEPSAC, la Fédération Européenne de Psychologie des Sports et des Activités Corporelles.
Attualmente quindi la psicologia dello sport è in forte espansione in tutto il mondo.
Dal punto di vista accademico sono oltre 4000 gli insegnamenti accademici di Psicologia dello Sport nel mondo; esistono ben cinque riviste internazionali dedicate solo a questo ambito conoscitivo.
Nel 2009, in Marocco, alla Conferenza Internazionale di psicologia dello sport, hanno portato il proprio contributo scientifico ben 70 Paesi (Weinberg & Gould, 2007). Ciò sta portando ad un rapido sviluppo e diffusione della conoscenza e una specializzazione sempre maggiore fra gli esperti del settore, come d’altra parte è già avvenuto per la medicina dello sport.
Dal punto di vista accademico sono oltre 4000 gli insegnamenti accademici di Psicologia dello Sport nel mondo; esistono ben cinque riviste internazionali dedicate solo a questo ambito conoscitivo.
Nel 2009, in Marocco, alla Conferenza Internazionale di psicologia dello sport, hanno portato il proprio contributo scientifico ben 70 Paesi (Weinberg & Gould, 2007). Ciò sta portando ad un rapido sviluppo e diffusione della conoscenza e una specializzazione sempre maggiore fra gli esperti del settore, come d’altra parte è già avvenuto per la medicina dello sport.
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